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Pagina 1 di 2 Caccuri Caccuri è un comune di 1.780 abitanti della provincia di Crotone. L'abitato di Caccuri è posto a circa 700 metri sul livello del mare su di una collina in prossimità della Sila che domina il marchesato di Crotone, attraversato dai fiumi Neto e Tacina le cui valli si aprono verso il mar Jonio. Il centro è circondato a nord, a sud e ad ovest da tre colline; dal lato est invece si affaccia su uno stupendo paesaggio. Da Caccuri, infatti è possibile ammirare un'ampia zona che va da Verzino sino al mare. E' ricoperto principalmente da uliveti che costituiscono la principale fonte del reddito agricolo del paese. E' uno dei borghi che offre ancora oggi peculiarità artistiche e ambientali del tutto insolite. Il tessuto urbano, infatti, conserva le caratteristiche del vecchio centro costituito da un intreccio di strade e vicoli che portano tutti al castello, un imponente maniero risalente al VI sec. d.C. costruito per difendere i possedimenti bizantini durante l'invasione longobarda.
L'intero edificio ha di per sé un certo fascino ma senza dubbio degna di particolare rilievo è la Cappella dei Cavalcanti, sita nell'atrio del Castello. L'interno abbellito da quadri e sculture attribuite alla scuola partenopea del 1800, il soffitto ligneo cassettonato del 1700, il portale in pietra opera dei maestri scalpellini dell'epoca, la rendono un vero e proprio capolavoro. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XV) domina il centro storico. Scampato all'ultimo "restauro" è il campanile, che custodisce una preziosa campana dedicata alla Madonna del 1578 che l'Università di Caccuri commissionò ad Angelo Rinaldi. A tre navate, la chiesa sfoggia al suo interno lo stile rinascimentale ed è adornata simmetricamente da altari che ospitano statue e tele di grande valore, come l'Ultima Cena e la Trasfigurazione (sec. XVIII), l'Immacolata, il pulpito e il fonte battesimale. Al lato destro vi è la Cappella di San Gaetano, che si pensa sia l'antico battistero del paese, unico nel suo genere, perché non dovrebbe essere al lato della chiesa, ma di fronte. Il santuario di San Rocco risale al 1908, edificato forse in occasione di un'epidemia in onore del Santo Patrono. E' situato nelle vicinanze di via Murorotto, ovvero la via che costeggia l'antico tracciato delle mura che proteggevano il borgo dagli assalti, in cui si può ammirare un pregevole arco in cotto. Nelle vicinanze è situata anche l'antica Via Judeca, un tempo sede di una sinagoga ebraica, come possono dimostrare i bassorilievi presenti. Secondo il Barrio, pare che il nome "Caccuri" derivi dal termine greco che si traduce "mi glorio" o dal latino "cacumen", "vetta". Alcuni reperti archeologici rinvenuti un po' ovunque sul territorio caccurese, attestanto che questo era già abitato nel neolitico. Nel periodo romano, la popolazione preferiva vivere sparsa per le campagne come ci confermano le grotte scavate nella roccia. Nell'XI secolo il territorio faceva parte della diocesi di Cerenzia, esistevano tre monasteri basiliani: il monastero di S. Maria di Cabria, il monastero dell'Abate Marco, il monastero di S. Maria dei Tre Fanciulli. Essi furono istituiti da monaci basiliani venuti in Calabria nel 726 allorquando Leone III pubblicò un decreto contro il culto delle immagini, con il quale vietava l'esposizione e venerazione nelle stesse chiese. Pertanto i monaci che, per secoli avevano diffuso professato il culto delle immagini, preferirono recarsi nell'Italia Meridionale. Il paese fu feudo di Polissena Ruffo (moglie di Francesco Sforza) e delle famiglie Sangiorgio, De Riso, Spinelli, Cimino, Carafa, Cavalcanti, Barracco.
Lo STEMMA: D'azzurro alla torre di rosso, aperta al campo, fortemente rastremata nel centro, menata di sette alla guelfa, fondata sui tre colli all'italiana d'oro, ristretti, ordinati uno accanto all'altro. Ornamenti esteriori da Comune.
Il Gonfalone è costituito da un drappo giallo riccamente ornato con ricami d'argento e caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Caccuri. Le parti di metallo e i cordoni sono argentati. Cravatta e nastri tricolarati dai colori nazionali frangiati d'argento.
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