Museo Nazionale Epizeferi e Aree Archeologiche

Locri  (RC)

reperto-museo-locriIl Museo nazionale di Locri Epizefiri, inaugurato nel 1971, si trova all’interno dell’area archeologica e sorge nei pressi di un deposito votivo dedicato a Zeus fulminante. Al suo interno sono custoditi i reperti dei più recenti scavi della zona mentre quelli dei primi scavi sono esposti nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria[1]. Il percorso museale si snoda su due piani: al piano terra si trovano reperti provenienti dagli scavi archeologici dell'antica polis magno-greca mentre al primo piano sono custoditi reperti antecedenti alla colonizzazione greca e databili all'età del ferro.
Il museo custodisce materiale archeologico proveniente per lo più dall’area urbana della città. Secondo un criterio di allestimento topografico i reperti sono esposti nei vari nuclei museografici in base al luogo del rinvenimento. Attraversando il percorso museografico si ritroverà dunque la sala dedicata al Santuario di Persefone presso località Manella, quelle dell’area sacra di Marasà, di Centocamere e quelle di località Parapezza riferibili al Santuario di Zeus e Demetra. Non mancano reperti relativi ad un periodo storico antecedente alla colonizzazione della Magna Grecia e rinvenuti presso siti extraurbani.

Reperti dell'età del Ferro

Nelle sale espositive del primo piano del Museo sono custoditi corredi tombali risalenti all’età del Ferro e consistenti in fibule ad arco o a sanguisuga, gioielli, armi, ceramiche d’impasto, askoi e i tipici pesi da telaio con incisioni a labirinto. Presenti anche alcuni oggetti di epoca ellenistica e romana tra i quali un elmo bronzeo del IV sec., oggetti votivi, resti di ville rustiche romane e una ricca raccolta numismatica che documenta, in particolare, i conii locresi del IV-III secolo a.C.

Reperti dell'età magno-greca

Nelle sale ubicate al piano terra sono presenti vari reperti provenienti dagli scavi della necropoli: dagli scavi della necropoli di Lucifero provengono alcuni corredi tombali, databili tra il VI e il IV secolo a.C., consistenti principalmente in ceramica attica a figure nere, coppe ioniche, arule locresi, askoi zoomorfi, specchi e strigili bronzei, ceramiche a figure rosse di artisti italioti; dal santuario di Persefone, sito in contrada Mannella, provengono alcuni pinakes votivi (tavolette di argilla a rilievo bassissimo, spesso colorate), oltre alle statuette della dea o di fanciulle offerenti, ceramiche corinzie, rodie, laconiche e calcidesi, ma soprattutto attiche dal VI secolo a.C. in poi; dagli scavi di Centocamere provengono vari materiali di diverso genere tra cui: antefisse a palmetta, a gorgoneion e a testa di sileno, un sostegno di braciere a forma di sileno, arule raffiguranti una pantera che azzanna un toro oltre a oggetti dai pozzi rinvenuti nel cortile della «Stoà ad U»: statuette di terracotta e frammento di skyphos a vernice nera con dedica ad Afrodite. Ancora da scavi della polis: terrecotte figurate databili tra il VI e il IV secolo a.C., pinakes, matrici di statuette di terracotta e scarti di produzione dalle botteghe artigianali; dal santuario delle Ninfe provengono un modello fittile di grotta, bambole, piccole erme con le tre teste e il toro; i materiali provenienti da tempio ionico di contrada Marasà consistono in alcuni oggetti dalla stipe votiva dedicata a Zeus fulminante e in terrecotte architettoniche provenienti da edifici adiacenti. Dal teatro provengono alcune antefisse a maschera silenica del VI e del IV secolo a.C., e a palmetta di età ellenistica.

Museo Civico e Biblioteca Comunale "A.Lucifero"

Crotone (KR)

Interno del Castello di Carlo VIl museo civico di Crotone è attualmente ubicato all'interno del castello aragonese di Carlo V (di totale proprietà dello Stato ed in consegna alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria).
Dopo secoli di vicissitudini storiche il castello, unico esempio di fortezza non arroccata su un'altura bensì costruito intorno ad un colle, passò nel 1140 nelle mani di Federico II di Svevia che lo fortificò. Nel 1270 Carlo D'Angiò autorizzò i feudatari a riparare le torri della fortezza e concesse a Pietro Ruffo, nel 1284, la proprietà ed il titolo di Marchese. Nel 1456 il nuovo principe Alfonso D'Aragona concesse alla città di utilizzare i fondi recuperati dalle imposte per fortificare le mura del maniero. Nei secoli il castello subì modifiche strutturali notevoli. Dopo i duri colpi inferti alla fortezza dai vari terremoti e dagli sbancamenti per l'edilizia del secondo dopoguerra, solo nel 1960–1970 venne ricostruita (ad opera del Genio Civile) la cortina sud ed in seguito recuperata quasi l'intera superficie della struttura di attuali mq. 14.400 scoperti e 2.400 coperti. Nel 1986 il castello, di proprietà dello Stato, è stato dato integralmente in consegna alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.


Il percorso museale è articolato in sei sezioni:

la sezione araldica: raccoglie le insegne della famiglia Ruffo, feudataria di Crotone fino al 1531 (gli stemmi sono proprietà dello Stato);
la sezione armeria: sono esposti cannoni e artiglieria da naviglio in bronzo (proprietà dello Stato), recuperati nelle acque circostanti il crotonese, e armi bianche del XVIII-XIX secolo;
la sezione ceramica: sono custoditi i reperti - proprietà dello Stato - rinvenuti durante il restauro del monastero di Santa Chiara e nel Castello;
la sezione casali: è dedicata ai casali scomparsi, ad esempio quello di San Janni, sito tra Cutro e Papanice e il cui nome deriva dalla presenza di un monastero intitolato a San Giovanni Minagò. Tutti i reperti sono proprietà dello Stato;
la sezione foto: sono esposte stampe e foto del periodo compreso tra la fine dell'Ottocento ed il 1950.

Sale espositive

La Torre Comandante è strutturata su quattro livelli, è servita da una scala a chiocciola che permette di comunicare con il primo livello collocato nella parte superiore della stessa torre. Qui vi sono alcune salette usate per allestire mostre temporanee.

La Torre Aiutante ha invece una scala a rampe ed è diversa dalla gemella Comandante, poiché la parte superiore è priva di locali.

Nella Caserma Sottocampana, in tre sale comunicanti, furono inizialmente esposti i reperti archeologici provenienti dalle collezioni private di famiglie nobiliari donate allo Stato ed inventariate nel catalogo del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

La Biblioteca Comunale è temporaneamente ospitata nella Caserma Campana, utilizzata fino alla fine degli anni settanta dalla Marina Militare. La biblioteca custodisce oltre 18.000 volumi tra cui opere di cultura generale, testi e documenti sulla storia di Crotone, libri e manoscritti sulla storia della Calabria. All'interno della biblioteca possono anche essere consultate riviste di cultura, arte, scienze, politica, psicologia, religione, filosofia, teosofia, attualità, medicina, storia generale e locale e quotidiani locali consultabili. Un'importante sezione è quella con le 235 edizioni giuridiche e storico-politiche risalenti all'Ottocento.

Museo Civico Archeologico

Cirò Marina (KR)

areaarcheologica-krimisaKrimisa (Crimisa o Crimissa) era una piccola città antica della Magna Grecia risalente probabilmente al VII secolo a.C., situata in Calabria nell'area di Punta Alice. Abitata da gente indigena mista a Greci, essa "... non rappresentò mai una parte significante nelle vicende politiche della regione" (Paolo Orsi). Secondo alcuni racconti mitici, non sempre univoci e coerenti, narrati da Strabone, Apollodoro, Licofrone, Pseudo Aristotele, l'eroe greco Filottete, reduce dalla guerra di Troia (che figura nel II canto dell'Iliade), era giunto in questi luoghi esule da Melibea, con dei Rodii guidati da Tlepolemo. Nella zona tra Sibari e Crotone colonizzò il promontorio di Crimissa e vi fondò la città cui diede lo stesso nome. Topograficamente Krimisa si trovava in una posizione più bassa rispetto a Chone, città dei Choni, oggi Cirò. Filottete avrebbe fondato anche le città di Petelia (Strongoli) e di Macalla. Inoltre aveva dedicato un santuario ad Apollo Aleo, dove avrebbe deposto l'arco e le frecce ricevute in dono da Eracle. Successivamente, accorso in aiuto dei suoi amici Rodii, sarebbe morto combattendo contro barbari indigeni. Sulla sua tomba eretta presso il fiume Sibari, sarebbe stato successivamente edificato un tempio dove egli veniva onorato con dei sacrifici.

Il sito risale - dai dati archeologici rilevati - al VII secolo a.C. In età classica Krimisa era profondamente ellenizzata e lo restò fino in epoca romana. Anche se l'identificazione non la si può ancora dare per certa, gli studiosi sono più propensi a credere che la città sorgesse a Punta Alice, nei pressi dell'attuale Cirò Marina. Nell'area dove si presume si trovasse l'antica città di Krimisa operò per diverso tempo il celebre archeologo italiano Paolo Orsi, che vi fece diversi ritrovamenti nel corso degli scavi eseguiti fra il 1924 e il 1929. Seppure scarsi, i resti e i rinvenimenti riconducono inequivocabilmente a quelli del santuario dedicato ad Apollo Aleo. Dell'edificio del tempio, che era in stile dorico, è documentata: una prima fase arcaica, seppure con evidenze molto scarse, risalente al VI secolo a.C.; una seconda fase, testimoniata soprattutto da terrecotte architettoniche, datata dalla metà del V secolo a.C. fino a tutto il IV secolo a.C.

Nel Museo Civico Archeologico di Cirò Marina situato nell'ottocentesco Palazzo Porti e nel Castello Sabatini, sono esposti diversi reperti rinvenuti nell'area del santuario di Apollo Aleo: un capitello, elementi architettonici, una maschera di terracotta, un piedistallo, frammenti di una statua in bronzo, frammenti di una parrucca in bronzo, monete di bronzo, statuine, ecc.

 

Museo Civico Archeologico Polo Culturale

Cirò (KR)

MuseoArcheologicoCiroIl Museo nasce per donare al paese un Polo culturale mirato alla promozione di attività che valorizzino le risorse locali. I reperti custoditi risalgono all’età del ferro fino l’epoca della romanizzazione. L'anno di fondazione è il 2008.

Il Museo nasce per donare al paese un Polo culturale mirato alla promozione di attività che valorizzino le risorse locali. I reperti custoditi risalgono all’età del ferro fino l’epoca della romanizzazione. Si tratta di referti archeologici di età protostorica e greco arcaica, e di collezioni di reperti italici datati dal IV al III secolo a.C.

Il museo ebbe come prima sede un edificio situato in Via Arenacchio, di proprietà comunale. Con i fondi "Pon sicurezza" venne adibito a museo un edificio demaniale sequestrato alla criminalità organizzata in cui in origine vi era allestita una pizzeria. L’edificio è composto da un grande piano terra. Esiste infatti un’unica sala di circa 120mq. Le vetrine sono illuminate in modo ottimale ed in base ai reperti esposti.

Museo Archeologico Statale

Vibo Valentia (VV)

museo-archeologico-vibo-valentiaIl Museo archeologico statale Vito Capialbi si trova nel Castello normanno-svevo di Vibo Valentia.
Nonostante il castello venga detto Normanno-Svevo, la sua prima fase costruttiva non risale ai tempi di Ruggero I come è tramandato dalle tradizioni popolari, ma all'epoca di Federico II; venne ampliato sempre nel XIII secolo dagli Angioini. Nel '500 subì qualche leggera modifica per l'adattamento a residenza. Danneggiato da un terremoto alla fine del XVIII secolo, venne utilizzato come prigione. Dal 1969 ospita il Museo archeologico statale, intitolato al conte Vito Capialbi, che nel XIX secolo fu studioso e archeologo della zona.

L'allestimento attuale segue un ordine cronologico e topografico e comprende materiali provenienti dalla città e dalle zone archeologiche nei dintorni, arricchite da alcune collezioni otto-novecentesche donate da studiosi locali.
Il museo è diviso in quattro sezioni principali: reperti da edifici sacri, da necropoli, da collezioni private e i materiali d'età romana.

L'esposizione ha inizio con oggetti di età protostorica, frutto di scavi nella zona, come quello di una capanna dell'Enolitico. Figura una spada del XIII secolo a.C., ritrovata fortuitamente presso una tomba del VI secolo a.C. Al primo piano sono esposti reperti dalle quattro aree sacre della città magnogreca, tra cui:

dalla contrada Scrimbia provengono reperti databili tra la fine del VII e la fine del V secolo a.C., con ceramiche corinzie, rodie e attiche, anche di grandi dimensioni, bacili ed elmi in bronzo, statuette votive e oreficerie di notevole qualità in oro, argento e vario, tra cui orecchini, anelli, fibule, spilloni. Sempre dalla stessa area provengono frammenti architettonici, databili intorno al 550 a.C. di un grande tempio dorico ancora non localizzato.
da Cofino provengono alcuni pinakes di produzione tipica di Locri Epizefiri e due modellini di tempio in terracotta, ricchi di dettagli.
Il piano inferiore espone reperti provenienti dalle necropoli, databili tra la fine del VII e il IV secolo a.C., tra i quali spicca una laminetta in oro con un'iscrizione in dialetto dorico-ionico che attesta il culto orfico, con consigli per il defunto nell'aldilà. Fu trovata in una tomba di donna databile tra il V e il IV secolo a.C.

Il reperti della necropoli ellenistica di contrada Piercastello testimoniano al presenza dei Bruzi nella zona, e spicca per la presenza di due guerrieri in ceramica provenienti una tomba a camera monumentale della fine del III secolo a.C.

Tra i nuclei antiquari privati spiccano le ceramiche architettoniche, come le terrecotte arcaiche dal santuario di Scrimbia, le antefisse a palmetta e a maschera silenica e le sime dipinte. Tra la ceramica di trovano lekythoi attiche a figure rosse.

Interessante è il monetiere Capialbi, che contiene alcuni rarissimi aurei locresi.

Nell'ultima sezione, dedicata all'epoca romana, sono custoditi reperti proveniente da Sant'Aloe dove sono state rimesse in luce varie domus e un impianto termale con splendidi mosaici; inoltre poco distante da lì negli anni '70 è venuto alla luce un ripostiglio monetale di 867 monete d'argento Brettie databili alla fine del III secolo a.C. Da questa località provengono anche vasi in terracotta sigillata e statue marmoree, fra le quali spicca un busto di Agrippa, di ottima qualità artistica. Sono presenti anche alcuni corredi sepolcrali di età romana con lucerne dalle decorazioni molto raffinate, contenitori e unguentari in vetro di grande pregio.

Nel cortile è esposto un mosaico del III secolo, ritrovato nei pressi dell'antico porto della città.

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