Il Museo della Certosa

Serra San Bruno (VV)

Il Museo della Certosa, nato nel 1993 su impulso della comunità monastica di  Serra San Bruno, ha lo scopo di essere un legame e una connessione tra la vita monastica e il mondo. Si tratta di una porta che i monaci hanno aperto per poter accogliere pellegrini e turisti in uno spazio di riflessione e di conoscenza. Un'apertura attraverso la quale, chi giunge fino a Serra San Bruno, può accedere ad un modo di vita e a un mondo fuori dal comune. In novecento anni migliaia di monaci, a partire da San Bruno, fondatore dell'Ordine certosino, hanno abitato in questo luogo, lasciando traccia della loro presenza silenziosa nell'ambiente che li ha ospitati. Troviamo segni di questa spiritualità di comunione nei boschi che circondano il monastero, sui sentieri che hanno visto camminare i certosini durante le loro passeggiate settimanali, nelle Chiese e nelle tradizioni religiose di questo piccolo paese di montagna.

Il Museo è la porta attraverso la quale il mondo e i monaci si incontrano in un modo che non snatura la vita ritirata dei primi e arricchisce l'esperienza umana e spirituale dei secondi.

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Un pò di notizie sulla Certosa

La certosa di Serra San Bruno (anche Certosa dei Santi Stefano e Bruno) è un'abbazia certosina situata vicino all'omonima cittadina in provincia di Vibo Valentia. Sorse grazie a Bruno di Colonia (1030 ca. - 6.X.1101), che divenuto vescovo al seguito di papa Urbano II nel Ducato di Calabria negli anni 1090-1091 (forse anche 1089), declinata la mitria, ottenne dal pontefice il consenso di potersi ritirare in solitudine sull'Altopiano delle Serre calabre, in un fondo fra Arena e Stilo donatogli da Ruggero d'Altavilla.

Qui, nella località chiamata Torre, a 790 metri di altitudine, nel cuore della Calabria Ulteriore, l'attuale Calabria centro-meridionale, Bruno fondò nel 1091 l'Eremo di Santa Maria di Turri o del Bosco. Le celle dei padri eremiti (rustiche e primitive capanne di legno e fango, ma solide abbastanza da resistere al peso della neve) erano distribuite intorno alla chiesa conventuale: un edificio in muratura di piccole dimensioni, probabilmente simile alla Cattolica di Stilo o alla chiesa di S. Ruba in Vibo Valentia. La chiesa fu consacrata solennemente il 15 agosto 1094 alla presenza di Ruggero I di Calabria e Sicilia che, per l'occasione, volle ampliare la sua precedente donazione in favore di Bruno includendovi ulteriori appezzamenti di Stilo e i casali di Bivongi e Arunco (Montepaone). Più tardi, attorno al 1094, quando il conte Ruggero gli assegnò il guardaboschi Mulè (con figli), Bruno fece in modo che gli operai impegnati nella costruzione dell'Eremo e della Certosa, parte dei quali sposati, si stabilissero a una certa distanza dai monaci, perché questi fossero da loro nettamente separati. Sorsero così le prime abitazioni che furono all'origine del paese di Serra.

Bruno, riprendendo il genere di vita che aveva condotto in Francia, trascorse così, nell'eremo di Santa Maria e nella vita contemplativa in solitudine, gli ultimi dieci anni della sua esistenza.

Già seriamente danneggiata dai numerosi terremoti che a partire dal 1604 si registrarono in Calabria, ma ancor più gravemente per effetto dei moti tellurici del 1638 e del 1693, il 7 febbraio 1783 la Certosa di S. Stefano fu ridotta a un ammasso di macerie da un sisma devastante del 9º grado della scala Mercalli. Ceduta in più parti la recinzione perimetrale dell'Abbazia; parzialmente crollati il Capitolo, il Refettorio, il Priorato, il chiostro dei conversi e quello dei procuratori; rase al suolo le 24 celle dei padri eremiti, dell'imponente complesso edificato a più riprese nel corso del Cinquecento in pratica non restarono che l'ordine inferiore della facciata della chiesa conventuale (ritenute malsicure, le opere murarie che ne delimitavano ancora la navata furono demolite nel 1895), 34 arcate del chiostro grande (originariamente articolate su due livelli) e la vera da pozzo al centro di esso. Ridottisi a vivere nella più grande miseria e in povere baracche allestite alla meglio tra le rovine, nel 1808 i religiosi dovettero abbandonare le loro precarie dimore in seguito alla soppressione dei conventi decretata il 13 febbraio 1807 da Giuseppe Bonaparte. Sebbene di poco, l'esodo imposto dai Francesi fu preceduto da una consistente dispersione in beni materiali attraverso la Cassa Sacra che, istituita nel 1784 "per alleviare in qualche modo le sofferenze della popolazione colpita, si dimostrò un secondo flagello, peggiore del primo. I funzionari governativi, mandati sul posto a gestirla, asportarono quanto di meglio ci fosse: oggetti sacri in metallo pregiato, suppellettili, ..., documenti d'archivio, libri di sicuro valore". Poi furono 32 anni di completo abbandono. Ormai terra di nessuno, la Certosa divenne oggetto di ruberie e saccheggi che culminarono nell'inverno 1820-1821, allorché la chiesa conventuale venne spogliata di tutto - marmi, altari, dipinti ed ogni altro oggetto di arredo. I monaci poterono riprenderne possesso soltanto nel 1840 per allontanarsene di nuovo, ma volontariamente, nell'autunno del 1844; anche perché turbati dalla perdita del confratello portinaio Arsène Compain, ucciso dai briganti. Per concessione di Ferdinando II, vi fecero definitivamente ritorno con cerimonia solenne il 4 ottobre 1857, adattandosi a vivere alla meglio tra le rovine per qualche decennio ma provvedendo in proprio alle riparazioni più urgenti. Nel 1889 il Capitolo Generale di Grenoble affidò a François Pichat, architetto dell'Ordine, il compito di redigere un progetto complessivo di ricostruzione e restauro. Improntato alla riproposizione dei tipi edilizi e del repertorio morfologico romanico e barocco, il piano messo a punto da Pichat fu realizzato in modo sistematico e continuativo solo a partire dal 1894, in seguito a un sopralluogo dell'architetto francese in Calabria. Nel corso di sei anni di lavoro si portarono a compimento la nuova chiesa conventuale e le cappelle private, il grande chiostro e le 14 celle dei padri, la torre dell'orologio in sostituzione del vecchio campanile, la Foresteria, i luoghi di preghiera e di incontro, la Procura e gli altri servizi, le stalle e i depositi. In pari tempo si procedette alla ristrutturazione delle preesistenze cinquecentesche ancora recuperabili: il Refettorio, la Sala del Capitolo, la Biblioteca e la Cappella delle reliquie. Il nuovo complesso venne inaugurato nella festa di Pasqua del 1899, mentre la consacrazione della nuova chiesa ebbe luogo il 13 novembre del 1900.

Tra il 1903 e il 1913 fu portato a termine il restauro della chiesa seicentesca di S. Maria dell'Eremo, laddove i lavori di scavo e pavimentazione condotti tra il 1976 e il 1979 hanno messo in luce i resti dell'originaria costruzione normanna e un ossario del primo secolo di vita certosina. Ha una biblioteca con 25.000 volumi ancora oggi in ampliamento.

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