Tra le cose da vedere assulutamente durante le Vacanze in Calabria, non possono mancare le "Grotte degli Sbariati" (tr. Sbandati), un antico insediamento di monaci Basiliani risalente al XII d.c. Il sito è veramente ben tenuto ed è visitabile sia di giorno - le guide, preparatissime e accoglienti sono disponibili in tantissimi orari, che in notturna, ma senza guida. Il consigio di vacanzeincalabria.it e di visitarle in entrambe le circostanze, per poter fruire del servizio presioso delle guide e per godere dell'illuminazione notturna, veramente ben fatta, che esalta i particolari rendendo tutto il sito davvero suggestivo. La suggestione, ed anzi la meraviglia, nasce però soprattutto dalla bellezza del sito, immerso nella natura, ma con ben visibile la mano dell'uomo, lungi dal deturpare, una volta tanto, ed invece attento ad accompagnare la struttura naturale del luogo, sfruttandone le caratteristiche a proprio vantaggio. Tutto ciò è ben visibile e si possono così immaginare i modi di vita e l'organizzazione socio-economica di un agglomerato umano, tanto lontano nel tempo, al di là dei pochi dati che si conoscono.
I monaci si erano spostati in occidente, a partire dal X secolo, per via della cosidetta Lotta iconoclasta (era fatto divieto, in oriente, da dove i monaci provenivano, di riprodurre immagini sacre) ed avevano raggiunto Zungri, territorio lontano dalle coste, in quel periodo infestate dai pirati arabi, intorno al XII secolo per restarvi fino al XIV secolo. Qui hanno dato origine ad un monastero costruito prestando attenzione alla regola di San Basilio, che prevedeva celle individuali e spazi comuni per dedicarsi al lavoro e alla preghiera. I monaci, che erano sicuramente uomini di ottima tempra, e che badavano soprattutto all'aspetto spirituale, oltre che ad aiutare le popolazioni locali donando le loro conoscenze in campo agricolo ed architettonico, hanno costrutito le loro abitazioni scavando direttamente la roccia. Le celle sono di forma e dimenzioni diverse: alcune sono a base quadrata mentre altre hanno base circolare, inoltre alcune sono composte da un solo locale, altre da due locali, altre ancora hanno anche un secondo piano, raggiungibile con scale interne in legno, che veniva adoperato, probabilmente, come dispensa. Sparse lungo le viuzze si trovano numerose vasche-silos in cui i monaci conservavano il grano e l'olio approfittando del fatto che il tufo (pietra di cui è fatto tutto l'insediamento) è un isolante naturale: fresco d’estate e temperato d’inverno.
Posto subito prima dell'accesso alle grotte vi è anche l'interessante Museo della Civiltà Rupestre e Contadina, allestito in un ex frantoio. Nel Museo sono custoditi circa 3.000 reperti, molti dei quali sapientemente restaurati, tutti attinenti alla civiltà rupestre e contadina di Zungri dal XII sec. in poi. La raccolta è riunita nelle sezioni tematiche della casa, della lavorazione dei campi, dei mestieri artigiani, della tessitura e della produzione del vino. In una delle sale è stata allestita una camera da letto d'epoca e oltre alle suppellettili sono presenti immagini devozionali, parti dell'abbigliamento giornaliero maschile e femminile ed alcuni costumi nuziali. Inoltre, un totem multimediale garantisce la fruibilità dei contenuti del sito web riguardanti Museo e Insediamento Rupestre anche per le persone con mobilità ridotta.
Insomma durante la vostra vacanza in Calabria prendete in seria considerazione la possibilità di visitare questo piccolo gioiello incastonato in prossimità della Costa degli Dei nel territorio di Vibo Valentia.
Per informazioni è possibile chiamare al 377 441 9886

Il Museo nazionale di Locri Epizefiri, inaugurato nel 1971, si trova all’interno dell’area archeologica e sorge nei pressi di un deposito votivo dedicato a Zeus fulminante. Al suo interno sono custoditi i reperti dei più recenti scavi della zona mentre quelli dei primi scavi sono esposti nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria[1]. Il percorso museale si snoda su due piani: al piano terra si trovano reperti provenienti dagli scavi archeologici dell'antica polis magno-greca mentre al primo piano sono custoditi reperti antecedenti alla colonizzazione greca e databili all'età del ferro.
Il Museo nasce per donare al paese un Polo culturale mirato alla promozione di attività che valorizzino le risorse locali. I reperti custoditi risalgono all’età del ferro fino l’epoca della romanizzazione. L'anno di fondazione è il 2008.
Il museo civico di Crotone è attualmente ubicato all'interno del castello aragonese di Carlo V (di totale proprietà dello Stato ed in consegna alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria).
Krimisa (Crimisa o Crimissa) era una piccola città antica della Magna Grecia risalente probabilmente al VII secolo a.C., situata in Calabria nell'area di Punta Alice. Abitata da gente indigena mista a Greci, essa "... non rappresentò mai una parte significante nelle vicende politiche della regione" (Paolo Orsi). Secondo alcuni racconti mitici, non sempre univoci e coerenti, narrati da Strabone, Apollodoro, Licofrone, Pseudo Aristotele, l'eroe greco Filottete, reduce dalla guerra di Troia (che figura nel II canto dell'Iliade), era giunto in questi luoghi esule da Melibea, con dei Rodii guidati da Tlepolemo. Nella zona tra Sibari e Crotone colonizzò il promontorio di Crimissa e vi fondò la città cui diede lo stesso nome. Topograficamente Krimisa si trovava in una posizione più bassa rispetto a Chone, città dei Choni, oggi Cirò. Filottete avrebbe fondato anche le città di Petelia (Strongoli) e di Macalla. Inoltre aveva dedicato un santuario ad Apollo Aleo, dove avrebbe deposto l'arco e le frecce ricevute in dono da Eracle. Successivamente, accorso in aiuto dei suoi amici Rodii, sarebbe morto combattendo contro barbari indigeni. Sulla sua tomba eretta presso il fiume Sibari, sarebbe stato successivamente edificato un tempio dove egli veniva onorato con dei sacrifici.