Museo Civico

Taverna (CZ)

museo-civico-tavernaIl Museo Civico di Taverna, ubicato nella città natale di Mattia Preti, pittore fra i più significativi di tutto il Seicento italiano, rappresenta oggi un’importante realtà all’interno del sistema museale calabrese. Istituito nel 1989 per iniziativa del prof. Giuseppe Valentino è collocato nel complesso conventuale di San Domenico, storico edificio realizzato nel 1464 ad opera di Fra Paolo da Mileto. Il percorso si articola in tre distinti settori: nel settore A, presso il primo piano del convento, si possono ammirare opere dal XVII al XIX sec.; il settore B (piano terra) è dedicato all’arte contemporanea ed infine è visitabile il patrimonio dell’annessa chiesa di San Domenico. L’allestimento privilegia la funzionalità nella fruizione delle opere, anche attraverso la collocazione, in ogni sala, di utili pannelli che illustrano in maniera approfondita sia i singoli beni, sia gli artisti in generale. Nel settore A, dopo una prima sala in cui è collocato un pregevole mobilio da farmacia del XIX-XX secolo, si entra nella sala dedicata al pittore Gregorio Preti (Taverna 1603 - Roma 1672) in cui sono esposti dipinti seicenteschi provenienti da alcune chiese di Taverna. La qualità di tali dipinti testimonia la vitalità del contesto artistico cittadino al di là dell’indiscusso vertice cui s’innalza la produzione del Cavalier Calabrese. In particolare si possono ammirare due tele di Gregorio Preti: San Giacinto e San Vincenzo Ferrer. Attribuite in passato ora ad anonimo seguace di Mattia Preti, ora allo stesso Mattia, le due tele sono state recentemente ricondotte al fratello maggiore Gregorio da John T. Spike (1993), che ha riconosciuto i tratti tipici di questo artista nella marcata impronta naturalistica, fortemente influenzata dalla cultura pittorica di Mattia. Molto importante è il nucleo di opere esposte nella terza sala, dedicata a Mattia Preti. Alla mano di questo pittore è infatti da ricondurre La Madonna degli Angeli con San Michele Arcangelo e San Francesco D’Assisi, dipinto che mostra le tonalità scure dell’ultimo periodo del Preti e che viene datato intorno al 1680; il San Girolamo, scoperto recentemente dallo stesso Spike e acquisito dalla Banca di Credito Cooperativo della Sila Piccola. Nella stessa sala di particolare interesse è la tela raffigurante i Santi Pietro e Paolo, che costituisce il bozzetto preparatorio per le figure dipinte da Mattia nella cupola della chiesa di San Biagio a Modena nel 1651-1652. Oltre che per la splendida tenuta pittorica, il bozzetto è da segnalarsi perché si può identificare come il “quadro di San Pietro e Paolo, macchiato solamente, de mano del cavalier Mattia Preti "testamento redatto a Napoli nel 1659 da Domenico de Somma, il calabrese dottore in legge, che dopo l’arrivo del pittore a Napoli, nel 1653, ne fu uno dei più importanti mecenati. La IV sala è dedicata all’arte lignea e vi sono esposte prevalentemente sculture dal XVII al XIX secolo. Nella V Sala vi invece una serie di piccole teli di soggetto religioso, realizzate per lo stesso convento, dalla bottega dei Sarnelli. La produzione di questa bottega di artisti a Napoli nel XVIII secolo, si pone sulla scia dell’influenza pittorica di Solimena, cui si aggiungono Paolo de Matteis nella scelta di cromie soffuse e delicate ed influenze del De Mura. Di seguito, nella V sala, detta dei Domenicani, vi sono altre tele di proprietà dello stesso convento, opere di ignoti artisti locali tra XVIII e XIX sec. La sala successiva è dedicata invece ad Antonio Cua, insigne architetto calabrese dell'Ottocento. Essa raccoglie, oltre ritratto e al Ritratto di Antonio Cua e al ritratto di Giuseppe Cua, uno studio per altare di ignoto artista del sec. XIX e due studi per la facciata di San Nicola a Taverna realizzati rispettivamente da Gioacchino Rubino (secc. XIX-XX) e Sebastiano Mustari (sec. XX).
Una saletta a parte ‘Taverna città d’arte — il Patrimonio Perduto”, è dedicata appunto alle testimonianze fotografiche degli edifici storici di Taverna stravolti dai restauri degli anni ‘50 e ‘60 deI XX secolo, o addirittura distrutti integralmente tra Ottocento e Novecento.
Nella Sala VIII, dedicata all’arte serica, si possono ammirare paramenti sacri del XVIII e XIX secolo e una scultura lignea del Settecento raffigurante San Silvestro Papa, rivestita con i parati originari in lino e seta dorata. Infine, nell’ultima sala di questa sezione -sala dei disegni e stampe- sono esposte diverse incisioni ed un importante disegno di Mattia Preti, recentemente acquistato dal Museo. Si tratta di uno studio preparatorio per una fra le più celebri opere dell’artista: L’apoteosi di San Pietro Celestino nella chiesa di san Pietro a Maiella a Napoli. Il dipinto, realizzato come attestano i documenti, entro il 1658, era stato commissionato un anno prima per il soffitto della navata centrale della chiesa assieme ad altre quattro tele raffiguranti le Storie di San Pietro Celestino e a cinque tele destinate invece al soffitto del transetto raffiguranti Santa Caterina D’Alessandria. L’acquisizione di questo disegno costituisce per il Museo un evento di grande rilievo. Come scrive, infatti, John Spike “fra i disegni del Preti sopravvissuti alla dispersione, sono rari gli studi preparatori per le composizioni complete; inoltre, questo foglio ha il particolare pregio di essere l’unico studio per il soffitto di San Pietro a Maiella scoperto fino ad oggi. Il volto del santo, inizialmente concepito emaciata, quasi spettrale, sarà poi ingentilito nella versione finale. I vibranti contorni delle figure sono disegnati con tratto rapido e con un’enfasi particolare data ai contrasti di luce”. Al piano inferiore, il settore B del Museo è costituito da cinque sale (dalla XI alla XVI) dedicate sia alle esposizioni permanenti che alle mostre temporanee di quegli artisti, specialmente calabresi, impegnati nella ricerca visiva contemporanea. Molti di questi artisti sono già noti ed accreditati dalla critica nazionale; altri, in via di affermazione, hanno trovato nel Museo Civico di Taverna un luogo di riferimento, confronto e documentazione del proprio lavoro. Fra le composizioni più suggestive si ricordano: Angelo sterminatore... di Pino Chimenti (1993); Esistono delle cose che aprono la mente di Giuseppe Gallo (1998); Del Respiro Pieno di Angelo Savelli (1992); Ritmo Struttura di Francesco Guerrieri (1964-73); Cristalli trasgrediti di Lia Drei. Nella XIII sala è inoltre esposto un cospicuo nucleo di opere di Carmelo Savelli, donate dalla vedova dell’artista. Al termine del percorso, la sala dei disegni e delle stampe presenta opere di Mirella Bentivoglio (Simmetria dell’amore), Concetto Pozzati (Appunti per un impossibile paesaggio, quasi dal vero), Angelo Savelli (Progetto per stanza luce) e di altri artisti. Uno scrigno colmo di capolavori è infine la chiesa di San Domenico, edificata nel XV sec., ma danneggiata nel terremoto del 1662 e rifatta in forme barocche tra il 1670 e il 1680 Ca. All’interno le pareti dell’edificio si presentano rivestite di stucchi e con affreschi del pittore De Rosa da Squillace. Il soffitto a cassettoni dipinti è opera di Cristoforo Santanna. Bellissimo anche l’organo ligneo, opera del 1753 di Francesco Ferrazzani. Percorrendo la navata destra si incontra immediatamente la monumentale scultura marmorea della Pietà, commissionata nel 1603 al misterioso scultore spagnolo Giovan Battista Ortega per l’Oratorio dei Nobili di Santa Maria della Pietà. Dell’autore in questione non si conosce che tale scultura e i relativi documenti pubblicati all’inizio del secolo scorso dal D’Addosio. Dall’analisi stilistica dell’opera, che mostra precisi riferimenti alla cultura michelangiolesca da un lato e al pietismo devozionale dall’altro, risulta però evidente che questa ben si inserisce in quel filone di cultura controriformata napoletana che ebbe in pittori come Teodoro d’Errico o Fabrizio Santafede i principali esponenti. Sempre a destra nel primo altare è posto il notevole Martirio di San Pietro di Mattia Preti, probabilmente inviato dal pittore in associazione alla costruzione degli altari della chiesa, intorno al 1680-90. Nella cimasa Santa Rosa di Ignoto autore seicentesco.
Al secondo altare, sempre di Mattia Preti il dipinto raffigurante San Francesco di Paola, opera databile anch’essa negli stessi anni, che in parte richiama il dipinto del medesimo soggetto nella chiesa di S. Agostino degli scalzi a Napoli eseguito dall’artista probabilmente intorno al 1670-75. Alla fase tarda del Preti appartiene anche il Martirio di San Sebastiano (terzo altare), probabilmente eseguito intorno al 1687, come attestano alcuni documenti relativi alla commissione della coeva cornice lignea. Il dipinto, in cui la robusta figura del Santo si eleva con imponenza monumentale sullo sfondo notturno di Roma antica, si rivela di grande intensità espressiva pur nell’uso di una gamma cromatica notevolmente ristretta. Opera di collaborazione fra Gregorio e Mattia Preti è invece la Madonna della Purità (1536 ca.). Il dipinto, commissionato per la chiesa di San Nicola a Taverna da Giovanni Angelo Poerio come ringraziamento per la guarigione del figlio Gennaro, presenta infatti in primo piano la figura di San Gennaro accanto a quella del titolare della chiesa, San Nicola. Ed è proprio in quest’ultima figura che la critica, confortata anche dalle recenti analisi radiografiche condotte sull’opera, vede l’intervento del giovane Mattia, mentre al più anziano pittore spetterebbe la realizzazione di tutto il resto. Dal punto di vista stilistico infatti mentre San Nicola, con il volto fortemente in prospettiva, si segnala per la spiccata enfasi volumetrica, le altre figure mostrano una staticità che è tipica della produzione di Gregorio. Al quinto altare vi è il Redentore infante, opera eseguita dal Preti con la probabile collaborazione di aiuti.
Presso l’altare maggiore il coro e il leggio in legno intagliato sono da ricondursi agli artigiani Giglierano, Macari e Gabrielli (1668). Sull’altare il Cristo fulminante, dipinto fra i più straordinari ed intensi dell’ultimo periodo del Preti. A sinistra invece troviamo al sesto altare la Madonna del Rosario probabilmente eseguita da Mattia Preti con l’aiuto di un collaboratore maltese.
A Gregorio Preti è attribuita invece la Madonna della Provvidenza del quinto altare, che mostra nel classicismo della composizione e nelle cromie fredde e chiare la mescolanza delle diverse influenze accolte dall’artista, prima di accostarsi alla cultura pittorica del fratello minore. Tutta giocata su cromie terree e brumose è invece la Crocifissione, opera di Mattia Preti che rende evidente la vicinanza ideale dell’artista al naturalismo del Caravaggio. Dello stesso Mattia è, presso il terzo altare, anche la Madonna degli Angeli con San Michele e San Francesco D’Assisi. Realizzato, come il precedente, nel periodo maltese dell’artista e da datarsi probabilmente intorno al 1680, esso era destinato alla chiesa dei Cappuccini da cui fu spostato nel 1935. Di seguito nel secondo altare vi è il San Giovanni Battista con autoritratto del pittore in abito da Cavaliere di Malta in cui Mattia Preti ha incluso l’autoritratto come donatore del dipinto, che egli stesso aveva inviato da Malta. Circostanza questa di grande interesse dal momento che testimonia l’importanza che per Preti rivestiva il lasciare memoria di sé nel suo luogo di nascita, tanto più che non si conoscono esempi analoghi nella pittura di quei tempi, in cui era addirittura piuttosto raro che un artista spendesse le proprie risorse per donare un altare con il proprio nome di famiglia.
Sempre di Mattia Preti, a sinistra dell’ingresso si ammira la Madonna del Carmelo con San Lorenzo, San Francesco Saverio, Sant’Apo!Ionia, Santa Lucia, realizzata per la chiesa dei Cappuccini da cui fu trasferita nel 1935. Il dipinto, probabilmente inviato da Malta, è una delle opere più attentamente eseguite che si trovano a Taverna, come si può vedere paragonando le figure dei Santi Lorenzo e Saverio a quelle di tante altre opere dell’artista.
Infine, prima di concludere la visita alla chiesa ed uscire dal Museo, va visitata la sacrestia in cui si conserva un pregiato crocifisso ligneo quattrocentesco proveniente dalla distrutta Cattedrale medievale di San Michele. Tra gli ausili tecnico-didattici, di cui il Museo di Taverna si avvale, sono presenti: un laboratorio multimediale, un laboratorio di restauro, un archivio fotografico, un archivio pretiano, un archivio di arte contemporanea ed una piccola biblioteca che dovrebbe costituire il primo nucleo di una raccolta specializzata. In tempi brevi sarà realizzata, inoltre, una speciale sezione espositiva dedicata all’analisi scientifica delle opere pretiane di Taverna, realizzata dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze in collaborazione con il laboratorio di restauro del Museo stesso (il materiale è attualmente conservato in deposito ed è stato esposto per una mostra temporanea).

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